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  • Iter per la certificazione del sistema SGI

    Certificazione del sistema di gestione integrato (SGI): sempre più organizzazioni hanno un approccio integrato ai sistemi di gestione volontari, cioè affrontano in modo organico le logiche comuni delle normative relative a differenti rischi organizzativi (qualità, ambiente, sicurezza luoghi di lavoro, sicurezza dati, sicurezza stradale, corruzione etc…).

    In ambito ISO un SGI è tale quando un’organizzazione utilizza un singolo sistema di gestione per gestire molteplici aspetti della performance aziendale, con l’obiettivo di soddisfare i requisiti di più norme.

    Le scelte del mercato hanno nel tempo guidato l’evoluzione del sistema di gestione integrato verso un continuo accrescimento della compatibilità tra le diverse norme di riferimento; ogni norma, che sia ISO (es. 9001, 14001, 50001) o no (es. 18001), pur non includendo requisiti specifici di altri sistemi di gestione, offre infatti la possibilità ad un’organizzazione, di allineare o integrare il proprio sistema di gestione con i corrispondenti requisiti degli altri sistemi di gestione in essere.

    Con l’emissione congiunta delle norme ISO 9001:2015 e ISO 14001:2015, norme che adottano la medesima struttura e numerazione, oltre che terminologia e linguaggio comuni, è inoltre estremamente semplificata l’adozione di un sistema integrato, processo che si concluderà con la prevista emissione del modello ISO 45001, standard su cui è attualmente attiva ISO in tema di sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro di prossima emissione e che sostituirà l’attuale BS OHSAS 18001.

    Le relative logiche sono infatti comuni: analisi del contesto, Risk Based Thinking, leadership etc. pur nella specificità di ogni disciplina, hanno infatti una struttura di alto livello (High Level Structure) comune che, se correttamente interpretata, consente di evitare inutili duplicazioni e, di conseguenza, apprezzabili economie di scala attraverso un approccio “sistemico” ai vari adempimenti.

    Nel rispetto dei relativi (eventuali) regolamenti tecnici di ACCREDIA e delle norme/linee guida internazionali, l’adozione di sistemi di gestione integrati (SGI) può, inoltre, consentire la riduzione dei tempi complessivi delle visite di certificazione, con forti risparmi in termini di tempi e costi.

    In particolare, le linee guida internazionali (Mandatory Document IAF) disciplinano la conduzione di audit combinati (cioè condotti verso 2 o più norme nello stesso momento), specificando che sono consentite riduzioni purché: da parte dell’organizzazione vi sia reale integrazione dei sistemi in termini di riesame direzione, audit interni, responsabilità gestionali, politica e obiettivi, processi di sistema, documenti/istruzioni, tecniche di miglioramento, pianificazione; mentre da parte dell’organismo i gruppi di valutazione siano composti da auditor qualificati in più di uno standard di riferimento.

  • Trend in crescita per i serramenti in PVC

    Annualmente sono svolte varie indagini riguardo all’andamento di mercato dei prodotti e materiali costruttivi dei serramenti, una tra le più importanti è quella fatta dal PVC Forum Italia, che è rappresentativa dei maggiori fornitori di finestre e profili in materiale plastico.

    Lo scorso anno le dieci aziende associate (Alphacan, Aluplast, Deceuninck, Finstral, Gealan, Profine, Rehau, Salamander, Schüco e Veka) hanno messo in posa in Italia 8.686.003 metri lineari di telaio finestra in PVC, suddivisi in parti uguali tra bianchi e pellicolati, dal conto sono escluse le persiane mentre sono inseriti i profili per le finestre scorrevoli.

    Si parla di quasi due milioni di finestre montate, installazioni di serramenti in PVC, basta considerare che per ogni montaggio sono necessari 6 metri di profilo circa e che le unità installate in questo materiale lo scorso anno siano state 1.447.667, contro le 1.381.248 del 2015.

    Se si media il computo tenendo in considerazione che altri produttori non sono rappresentati dall’associazione, il dato è stimato in eccesso per 1.450.000 unità, corrispondente a 26.100 tonnellate di telai PVC, per un peso medio di 18 kg.

    Va tenuto in considerazione che esistono anche le importazioni, stimate in calo sul 2015, ma si parla comunque di 500000 unità, avendo così un valore complessivo di giro d’affare per il serramento in PVC che si aggira intorno a 1.950.000.000 unità, pari circa a 585 milioni di euro tutto incluso.

    Parlando ora di quote di mercato non è altrettanto facile fare una valutazione sulla quota di penetrazione rispetto ai materiali tradizionali (metallo, legno), anche perché i serramentisti in Italia, come specifica anche l’associazione, sono in maggior parte piccole e medie imprese, delle quali è quindi difficile calcolare i volumi con precisione, tuttavia è stimato un mercato complessivo di 5.800.000 unità.

    Partendo da queste cifre, se il dato fosse esatto, si parlerebbe del 34% del mercato: una crescita importantissima se si considera che dall’85 a oggi, il PVC, nonostante sia sempre stato poco amato, è passato dal 5 al 15% di quota di mercato.

    Una crescita determinata probabilmente dal miglioramento della qualità dei materiali unita alla sostanziale indistruttibilità di questo tipo di serramento e alla bassissima trasmittanza che garantisce, quindi, un elevato livello d’isolamento termico.

  • Il laboratorio galenico nella storia

    La definizione di “ preparato galenico ” deriva da Galeno, nome di un medico dell’antica Greca che iniziò e diffuse la pratica di comporre i propri rimedi miscelando sostanze di base.

    Le documentazioni esistenti portano fino al diciannovesimo secolo e ai primi decenni del ventesimo, mostrando che la maggior parte dei medicinali venduti in farmacia erano composti direttamente all’interno della farmacia stessa, tramite laboratori galenici, dando così alla professione del farmacista la figura di preparatore più che dispensatore di farmaci.

    Passata la seconda guerra mondiale, con lo sviluppo dell’industria, la pratica galenica, una volta parte fondante della professione del farmacista, ebbe una progressiva riduzione sino a divenire residuale, relegata ai pochi laboratori ancora in attività, con l’aumentare delle possibilità di disporre con immediatezza di farmaci in quantità sempre maggiore, tecnicamente standardizzati e ineccepibili, realizzati dall’industria farmaceutica sempre al passo con progressi medici e tecnico farmaceutici.

    Nonostante ciò, il farmacista ha conservato il suo ruolo di preparatore seppure in ambiti regolati da particolari disposizioni legislative. Il farmacista può avere un laboratorio galenico che è però obbligato ad allestire con apparecchi, strumenti e sostanze indicati dalla farmacopea ufficiale, inoltre deve essere dotato di utensili apparecchi e materiali prodotti adeguati alla natura delle preparazioni su cui ha scelto di specializzarsi, e d’idonee apparecchiature per il loro controllo come previsto dalle NBP (FU XI).

    Una volta avuto il permesso di apertura della farmacia, il farmacista è autorizzato all’allestimento di preparazioni estemporanee più conosciute come farmaci galenici magistrali e galenici officinali.

    Dunque ricapitolando i farmaci possono essere di due tipi:

    • Medicinali di origine industriale, sono farmaci preparati e messi in commercio con nomi commerciali definiti dal marketing, in confezioni specifiche non sofisticabili dal farmacista e sottoposti ad autorizzazione AP e AIC.
    • Medicinali allestiti in farmacia che possono essere:
      • galenici magistrali: medicinali personalizzati e preparati in farmacia su prescrizione medica,
      • galenici ospedalieri: medicinali preparati nella farmacia ospedaliera per uso interno dell’ospedale,
      • galenici multipli: medicinali preallestiti, preparati nella farmacia aperta al pubblico o in quella ospedaliera in base alle formulazioni presenti nel capitolo Preparazioni Farmaceutiche Specifiche del Formulario Nazionale, preparazioni  destinate ai clienti della farmacia o all’interno dell’ospedale.

    Una cosa sempre essenziale da ricordare è che il farmacista è sempre responsabile solo della qualità delle sostanze utilizzate e della corretta tecnica di preparazione.

  • Cosa sono i server virtuali e perché salveranno le aziende italiane

    Ecco dunque che sta arrivando a grandi passi l’industria 4.0 con predominanza della virtualizzazione e della digitalizzazione e, in questa onda, il web è sempre più decisivo per il lavoro delle imprese.

    Purtroppo in Italia siamo ancora indietro: spesso c’è confusione sui mezzi disponibili e per questo è il caso di iniziare ad approfondire il tema di server virtuale, capendo cosa siano questi strumenti, come funzionino e perché siano meglio dei server dedicati.

    Il web è una risorsa strategica: oggi chi non è in rete non esiste.

    Oggi tutte le imprese piccole, medie e grandi, devono fare la loro parte se vogliono continuare ad esistere: il mercato in qualunque settore sta diventando sempre più digitale.

    Le imprese italiane in realtà permangono a una quota del 30 per cento, valutandole dal possesso di un sito web vetrina; quelle che l’hanno sviluppato, nella gran parte dei casi, non hanno previsto funzioni avanzate, questo significa che la visibilità in rete delle aziende nostrane, a livello europeo e mondiale, presenta ancora forti margini di miglioramento.

    I VPS sono uno stimolo all’innovazione a costi abbordabili, adottarli può essere un primo passo verso la digitalizzazione del business, riunendo, in un’unica soluzione, le necessità sopra descritte.

    In Italia varie società forniscono servizi di questo tipo: ServerPlan, Aruba, Netsons Italia, aziende che mettono a disposizione dei loro clienti tecnologie di virtualizzazione Xen o VMWARE che oggi rappresentano l’eccellenza dei server finalizzati all’hosting web avanzato.

    I vantaggi dei server virtuali sono legati all’ottimizzata gestione delle risorse, ovvero, alla possibilità di installare più istanze sulla stessa piattaforma; non a caso tutti gli ISP ormai si basano su soluzioni virtuali per erogare i loro servizi di cloud, web, email, ftp, e così via.

    Oltre ciò c’è il vantaggio economico: un server virtuale costa meno di uno dedicato, infatti, come si può immaginare, il canone di un VPS è nettamente inferiore rispetto a uno dedicato anche nel caso servissero successivi upgrade.

    Ci auguriamo quindi che i costi più accessibili stimolino le nostre imprese a fare il più largo uso possibile di questi servizi ampliando quindi la loro presenza sul web e di conseguenza rendendosi più attraenti ai mercati esteri e poi come si dice: l’appetito vien mangiando iniziando a vedere dei risultati chissà che non capiscano meglio l’importanza di fare investimenti importanti in questo settore.

  • Bere acqua per perdere peso e riattivare il metabolismo

    Diete quasi fai da te, tutti ci provano prima o poi, con risultati non sempre ottimali anche da punto di vista della salute.

    Quasi nessuno pensa che bere acqua sia già un sistema per contenere il peso corporeo, infatti, l’idratazione è importante sia per perdere peso sia per mantenere un livello di performance fisiche e psichiche ottimali.

    Molti nutrizionisti dietisti e medici descrivono e indicano l’acqua come un fattore fondamentale per la dieta, affermazioni supportate da decine di studi scientifici favorevoli (uno ad esempio dimostra l’utilità di bere acqua prima dei pasti per dimagrire).

    L’acqua ingerita innesca una serie di reazioni complesse nel nostro organismo che aumentano il dispendio calorico per la termoregolazione, questo gruppo di reazioni si chiama termogenesi, una reazione fisiologica, questa, ben documentata e dimostrata da vari studi che hanno anche illustrato come l’efficacia nella perdita di peso sia assolutamente reale e tangibile.

    Ovviamente è sempre indispensabile affiancare al giusto quantitativo di acqua depurata una dieta sana e bilanciata e una ragionevole attività fisica, una cosa non esclude in nessun caso l’altra.

    A questo punto il burst del metabolismo dura circa tra la mezz’ora e l’ora secondo il consumo dell’acqua, in sostanza si sa che bevendo due bicchieri di acqua a temperatura ambiente il metabolismo aumenta di circa il 30% sia negli uomini che nelle donne, il picco metabolico si manifesta dopo circa dieci minuti per raggiungere l’apice tra i 30 – 40 minuti e poi decrescere.

    L’osservazione ha portato a capire che questo effetto sul metabolismo è il risultato del lavoro compiuto dal nostro organismo per aumentare la temperatura dell’acqua da 22°C a 37°C, bruciando prevalentemente grassi negli uomini e carboidrati nelle donne.

    Ovviamente è importante che l’acqua ingerita sia di buona qualità, di questi tempi, non proprio un dettaglio scontato, soprattutto quando si beve acqua di rubinetto.

    C’è sempre il rischio di poter ingerire acqua con valori di durezza elevati o contenente elementi, se non proprio nocive, sicuramente non salubri per l’organismo.

    Per difenderci da questi problemi la tecnologia ci mette a disposizione soluzioni come la depurazione a osmosi inversa che ripulisce l’acqua e bilancia tutti i componenti in essa contenuti permettendoci di avere accesso ad acqua di eccellente qualità direttamente dai nostri rubinetti, acqua che adempirà al meglio alla sua funzione sia dimagrante sia idratante, avendo il giusto rapporto di sali e minerali utili all’organismo.

  • Aziende agricole italiane in rosa

    Le donne si stanno sempre più impossessando del tessuto lavorativo anche nei lavori tradizionalmente feudo degli uomini, come le aziende agricole, portando una ventata di freschezza e acquistando sempre maggiore rilievo nel quadro complessivo del mondo del lavoro.

    Un dato significativo arriva dal milanese: le aziende gestite da donne impattano nell’area per il 17,5% del totale, in Lombardia sono 154.265 mentre in Italia se ne registrano 1.153.435.

    Bisogna fare alcuni distinguo, però, su questo spirito imprenditoriale: infatti, mentre al nord le motivazioni sono essenzialmente legate all’assenza di soluzioni occupazionali, oltre alla risposta di una necessità di conciliare lavoro e famiglia, al sud spesso si parla di tradizione e della continuazione dell’attività familiare.

    Comunque la tendenza all’aumento dell’imprenditoria femminile nel settore agricolo è ormai un fatto consolidato, Campania e Sicilia in particolare sono le due regioni che presentano un numero considerevole di aziende agricole gestite da donne, mentre, a livello nazionale, la media è del 35%

    Al sud, siamo oltre il 40%, l’ultimo censimento risale al 2010 e si evince un aumento di circa il 5% proprio in chiave femminile.

    In aumento è anche il livello di scolarizzazione delle giovani imprenditrici: aumenta il livello della formazione, laurea o diploma nel settore agrario o in alcuni casi addirittura in più settori.

    Interessante sarebbe capire se, nell’Italia del sud, il potere decisionale delle aziende agricole gestite da donne sia effettivamente nelle loro mani, ma ci si può arrivare, in parte, per deduzione: in molti paesi spesso il marito è uno statale e la moglie deve necessariamente occuparsi dell’azienda agricola altrimenti abbandonata e senza una guida.

    Il successo delle donne negli ultimi anni ha evidenziato un legame molto forte con le aziende green legate alla natura, infatti, le donne hanno capito l’importanza di rischiare per confrontarsi in settori prevalentemente maschili, dei rischi non necessariamente dal punto di vista finanziario, ma nell’iniziativa.

    Hanno capito il valore di puntare sull’innovazione e cercano nuovi sbocchi di mercato, sviluppando prodotti, attività commerciali, produzioni alimentari, verdura organica a domicilio, ecc.

    Per il successo si può sempre giocare la carta del ritorno alla natura, con servizi al cliente come la formazione sull’allevamento, per i più giovani giri guidati della proprietà, agriturismo affiancato alla classica azienda agricola, fino a servizi di natura più spiccatamente legata al settore terziario.

  • Intervista su Spoleto Arte: Nicoletta Alvisini parla di sé e delle sue opere

    1)      Ci racconta la sua formazione e gli esordi nel mondo dell’Arte?

     

    Nella mia casa paterna c’era una stanza molto grande le cui pareti erano affrescate con degli aironi blu, che aveva dipinto un mio antenato sacerdote. Mi ricordo che passavo ore accovacciata a terra ad osservare incantata quegli aironi dalle zampe lunghissime, cercando di riprodurli e questo è stato il mio primo “input” che mi ha fatto avvicinare alle matite ed ai colori.Mia madre, vedendo il mio amore per l’arte, ha creduto molto in me. Fu lei a darmi i soldi per organizzare la mia prima mostra nel 1968. Ho esposto in numerose mostre, spaziando dal Nord al Sud Italia, ricevendo vari riconoscimenti. Per tanti anniho insegnato alle elementari, con passione. Il mio intento è stato quello di far emergere attraverso discipline varie, le potenzialità dei miei allievi. C’è stato un periodo in cui ho dovuto smettere di dipingere a causa di problemi di salute. Dipingevo saltuariamente ma senza esporre e grazie a Salvo Nugnes sono tornata a fare mostre.

                                    

     

    2)      Quale tecnica utilizza in prevalenza e perché?

     

    Utilizzo acquerelli, olio su tela, acrilici e mi piace anche rapportarmi con materie diverse dai colori. Amo spaziare nel figurativo, con soggetti che passano da paesaggi, a fiori, a nature morte. Mi è sempre piaciuto dipingere anche temi di attualità, cercando di far trapelare dalle tele il mio stato d’animo.

     

    3)      Che cos’è l’arte per lei?

     

    È cogliere l’anima delle cose. L’atmosfera che c’è nel mio studio quando dipingo, è di grande serenità: è qui che riesco a godere di momenti bellissimi, rappresentando su tela l’emozione del momento, in assoluta semplicità e sensibilità. Partecipare ad una mostra è un’esperienza che mi permette di “respirare” tanta energia positiva, in un clima di socializzazione reciproca.

     

     

    4)      Qual è la prossima mostra che ha in programma?

     

    Ne ho una a Palermo. Per il prossimo anno sto pensando di realizzare una personale a Terni. Poi ne vorrei fare una a Rieti, che è la mia città.

     

    5)      C’è un quadro che ama particolarmente? A cui è particolarmente legata?

    A casa ho un quadro a cui sono molto legata. Si intitola L’ultimo inchino (nulla è per sempre) e rappresenta una ballerina che fa il suo ultimo inchino sul palcoscenico: ha i capelli sciolti, tiene le scarpette appese sulla spalla e accanto a lei ci sono due colombe bianche, che ogni tanto ricorrono nei miei dipinti. Il quadro, come è specificato nel titolo, ci ricorda che nulla può essere per sempre.

     

    6)      Il Prof. Sgarbi festeggerà il compleanno a Venezia l’8 maggio, in concomitanza con la Biennale d’arte. Sarà a Venezia per l’inaugurazione della Pro Biennale, esporrà in loco?

     

    Penso di sì, sicuramente. Sarà  un’occasione per festeggiare il compleanno del prof. Sgarbi, persona che ammiro e stimo.

     

  • MAG – Milano Art Gallery: in mostra Massimo Mariano “Il Ligabue delle Marche”

    Si è aperta con successo il 14 febbraio e resterà in loco fino al 7 marzo 2017, la personale dal titolo “Rivelazione” dell’artista Massimo Mariano, curata da Vittorio Sgarbi, che lo ha definito con lodevole apprezzamento “Il Ligabue delle Marche”. L’esposizione organizzata da Salvo Nugnes, manager della cultura e agente di noti personaggi, è visitabile con ingresso libero ed è allestita presso lo storico spazio della MAG, acronimo di Milano Art Gallery, situata nel centro di Milano, a due passi dal Duomo, San Babila, Navigli e dalle zone nevralgiche della città. La MAG è una realtà presente da ormai 50 anni, che nel tempo, ha consolidato il suo prestigio, nazionale e internazionale, con mostre di spicco, dedicate a nomi illustri del panorama artistico, del calibro di Schifano, Chia, Pirandello, Guttuso, De Dominicis, Dorfles, Pasolini, senza dimenticare le personali di Dario Fo, José Dalì, Amanda Lear e altri grandi esponenti contemporanei. Inoltre è stata per parecchi anni la galleria di riferimento del Maurizio Costanzo Show, dove uno Sgarbi ai primi esordi professionali, si cimentava nei suoi carismatici “consigli d’arte per gli acquisti”. L’organizzatore Salvo Nugnes, ha commentato: “È sempre un piacere ospitare in galleria l’interessante produzione pittorica di Mariano, che non smette mai di stupire e di sorprendere per la fantasiosa capacità creativa. Mariano, a buon conto, è stato denominato da Sgarbi  “Il Ligabue delle Marche” proprio per l’incalzante e spontaneo stimolo, che lo guida e lo ispira. Dalle opere emerge una spiccata sensibilità, una profonda componente emozionale. È certamente tra i giovani artisti più meritevoli di considerazione nel panorama attuale dell’arte contemporanea”. La dottoressa Elena Gollini, nel descriverne i tratti salienti dello stile, ha scritto: “Mariano è un vero e autentico autodidatta a tutto tondo, poliedrico e versatile nello stile, capace di spaziare su fronti espressivi diversi e di ottenere una potente carica di suggestione narrativa, coinvolgendo lo spettatore e conquistandone la mente e il cuore. La sua arte viene dal profondo dell’anima, è viscerale, appassionata, pulsante, è uno sfogo liberatorio che gli permette di trasferire dentro le opere la sua parte più intima, ancora inespressa e nascosta. Mariano riesce a uscire allo scoperto tramite il suo fare arte e si rivela, manifestando appieno tutte le sue pregevoli risorse creative”.