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  • Tapparelle vs. Persiane, quale è la soluzione più indicata per la casa?

    Ogni volta che facciamo una scelta, in perticolar modo se si tratta di scelte economicamente impegnative, è sempre opportuno provvedere ad una valutazione approfondita dei pro e dei contro, cercando di avere una visione a 360 gradi e sul lungo periodo delle conseguenze che la nostra decisione avrà.

    Questo è un elenco di suggerimenti di punti di forza e debolezza, redatto per aiutare nella scelta fra tapparelle e persiane per tutti i proprietari di casa che abbiano ancora qualche dubbio sulla scelta di questo tipo di infissi.

    Tapparelle o Persiane? L’estetica

    Le persiane normalmente sono ritenute più belle delle tapparelle, risultano più graziose e rendono più calda e accogliente la casa, oltre al fatto che la maggior parte dei modelli è in legno, vengono fissate esternamente e a tende chiuse non sono visibili.

    Le tapparelle sono fissate internamente i classici modelli hanno un cassone a vista, ritenuto esteticamente poco piacevole da vedersi e poco pratico da manutenere, oltre a ciò se non perfettamente coibentato può creare problemi di dispersione termica.

    I modelli più moderni dispongono di una soluzione a scomparsa che risolve il problema estetico integrando nella parete tutto il sistema di avvolgimento, resta solo uno sportello a filo del muro per eventuali ispezioni e manutenzioni, ovviamente però questa soluzione non è per tutti richiedendo un’attività di montaggio molto più onerosa.

    Regolazione della luce

    Le tapparelle certamente forniscono una migliore protezione da luce e calore, inoltre a differenza delle persiane classiche che possono solo essere o chiuse o aperte le tapparelle forniscono maggiore opportunità di regolazione, tuttavia anche in questo caso ci sono soluzioni più raffinate. Uno di questi sistemi consiste in un orientamento graduato delle lamelle per le persiane di casa.

    Il problema spazio

    Ovviamente nel risparmiare lo spazio le tapparelle sono praticamente una soluzione imbattibile, essendo ad alzata e non ad apertura laterale, tuttavia le persiane sono prodotte in varie misure, una particolarità che potrebbe venire incontro ai padroni di casa con necessità più specifiche, oltre a ciò la persiana classica è a battente ma esistono soluzioni a libro o scorrevoli, meno diffuse ma altrettanto efficaci e certamente con un ingombro più ridotto; di solito queste soluzioni sono adottate in caso di finestre particolarmente ampie o lunghe per contenere il peso. Esistono addirittura persiane a scomparsa, invisibili una volta aperte ma, anche in questo caso, i costi sono decisamente più alti.

    La sicurezza

    Oggigiorno la sicurezza si riflette su ogni aspetto della nostra vita, per questo esistono persiane blindate Monza e Brianza, in metallo, con sistemi anti-scardinamento che le rendono estremamente sicure.

    Anche le tapparelle possono scelte in base a questo parametro: esistono modelli in ferro e acciaio integrati a sistemi di sicurezza; assicuratevi sempre di richiedere al vostro fornitore di installare tapparelle antieffrazione.

    Un “Must Have” per tutti i proprietari che abitano al piano terra.

  • Oro blu dal nostro rubinetto: un tesoro riscoperto?

    Tutti i dati recenti indicano che gli italiani sono un popolo sempre più attento a ciò che mangia: il settore del biologico negli ultimi anni ha vissuto una vera e propria escalation, tuttavia spesso ci si dimentica che anche una corretta idratazione e un adeguato beveraggio fanno parte di una dieta equilibrata.

    Addentrandoci in questo territorio ovviamente non possiamo fare a meno di prendere in considerazione l’acqua, che è ancora più importante del cibo per l’organismo.

    E’ ormai un concetto comunemente assimilato quello che il nostro corpo è costituito al 90% da acqua, oltretutto per idratarsi non vanno bene the, caffè o altre bevande che contengono sostanze nervine, la novità dell’ultimo periodo, però, è che da alcuni sondaggi gli italiani si stanno orientando sempre di più verso l’acqua del rubinetto dicendo così addio all’acqua minerale in bottiglia.

    Dopo le numerose bufale che si sono susseguite in questi anni come: non bere durante i pasti, l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli, bere fa ingrassare, l’acqua Light, o dagli Stati Uniti, l’acqua Colesterol Free, ecc… anche il grande pubblico è arrivato alla conclusione che si trattasse di espedienti per vendere bevande o costose acque in bottiglia.

    L’acqua, fondamentalmente, è la bevanda per eccellenza e ha solo lati positivi, in particolare se adeguatamente controllata e priva degli interventi che potrebbero minarne il valore nutritivo, come, a esempio le acque con poco calcio, diffuse seguendo l’errata convinzione che impediscano l’insorgenza di calcoli renali, porta all’assunzione di un alimento impoverito e quindi incongruo e senza senso visto che il calcio dell’acqua è assorbito esattamente come quello del latte.

    L’acqua del rubinetto rimane ancora oggi, nonostante non tutti ancora la sfruttino, una fonte perfetta per abbeverarsi, ha tantissimi vantaggi e al limite è possibile installare depuratori a osmosi inversa Parma che la ripuliscono da qualunque residuo e la remineralizzano reintegrando i sali minerali persi durante la ripulitura.

    Giusti strumenti possono integrarli nelle giuste quantità migliorandone addirittura il gusto.

    Per i proprietari di case, di aziende o di attività di ristorazione che desiderino seguire questa strada è importante affidarsi ad aziende serie con personale preparato e formato e soprattutto che garantiscano l’indispensabile manutenzione periodica dell’impianto di depurazione, ricordiamo sempre che si parla di alimentazione e quindi occorre mantenere i più alti standard di qualità.

  • Acquistiamo la nostra verdura al campo, addio filiera!

    Il cibo sulla nostra tavola a kilometro zero… una novità?

    No, non direi. Forse molti lo hanno dimenticato, ma fino a poco tempo fa la spesa si faceva dal fruttivendolo sotto casa, dal macellaio di fiducia, il panettiere preparava e sfornava il pane che serviva in giornata, una rete di fornitori di prodotti con rapporti quasi familiari con i loro clienti e che lavorava in maniera capillare sul territorio.

    Anche il rapporto con i prodotti è cambiato: i broccoli si trovavano solo in inverno, le fragole in primavera e, molto spesso, a causa delle condizioni del mare difficili, il pescivendolo aveva poca scelta.

    Oggi entriamo in un centro commerciale e abbiamo a nostra disposizione una grande quantità di prodotti in ogni momento dell’anno; una ampia scelta di cibo confezionato, dal pesce ai formaggi fino ad arrivare a frutta e verdura.

    Cosa comporta tutto questo? Questo sistema ha delle conseguenze?

    Ebbene sì, tutto ha una conseguenza.

    Dalle statistiche risulta come tutti i prodotti viaggino mediamente per 1900 km, ha dunque senso abbinare un arrosto con del vino australiano che, per arrivare sulla nostra tavola, ha percorso 17000 km? Con conseguente consumo di petrolio e produzione di anidride carbonica.

    No è la risposta che negli ultimi tempi stanno dando sempre più forte gli italiani.

    Il mezzo; la spesa fatta direttamente alla azienda agricola Lombardia, nel campo di produzione, azzerando la filiera e scegliendo solo frutta e verdura di stagione.

    Questo tipo di rivendita sta conoscendo un periodo d’oro a tutti gli effetti e questo sta portando anche alla riscoperta di prodotti del territorio in qualche modo dimenticati, prodotti tipici di stagione made in Italy.

    Vendita al campo, un sistema economico e sostenibile

    La vendita al campo ci consente anche di conoscere la persona che coltiva ciò che mangiamo, ricreando quel rapporto di fiducia che era andato scomparendo negli ultimi anni.

    Il cliente può vedere lo stato della fattoria e, in questo modo, avere un contatto diretto con l’ambiente gli animali oltre che con i processi che stanno alla base della produzione agricola e un controllo sull’origine dei prodotti che acquisteremo e consumeremo.

    In conclusione possiamo affermare che la vendita al campo ci fa diventare consumatori ecosostenibili e responsabili: edotti sulla qualità degli alimenti e sulle stagionalità, ci dà maggiore sicurezza sulla freschezza di ciò che consumiamo e fornisce un vantaggio agli agricoltori che hanno maggiore respiro e possono farci accedere a prodotti più economici.

    Un fenomeno partito in sordina ma che certamente sta costituendo un cambiamento epocale tra i più importanti degli ultimi anni, un parziale ritorno al passato e a delle abitudini che pensavamo di aver perso per sempre ormai relegate solo a una nicchia di consumatori consapevoli.

  • Certificazione del sistema di gestione per la qualità (SGQ) – ISO 9001

    La certificazione del SGQ di una organizzazione è l’attestazione di conformità rispetto ai requisiti applicabili della norma ISO 9001, attualmente nella fase transitoria di passaggio dall’edizione 2008 alla 2015, fase che si concluderà nel settembre 2018.

    Come per le precedenti edizioni, anche la ISO 9001:2015 si applica ai processi dell’organizzazione che hanno un impatto sulla qualità del prodotto/servizio reso al cliente, meglio contestualizzandone l’applicazione e ponendo l’accento sul miglioramento delle prestazioni (misurabili) aziendali interne, sulla soddisfazione del cliente e delle pertinenti parti interessate, introducendo, tra gli altri, i concetti di approccio basato sui rischi e di qualità responsabile/sostenibile.

    Questo standard internazionale è applicato ai processi dell’organizzazione che hanno un impatto sulla qualità del prodotto/servizio reso al cliente e pone l’accento sul miglioramento continuo delle prestazioni aziendali interne e sulla soddisfazione del cliente, rivolgendosi a qualsiasi tipologia di organizzazione pubblica o privata, di qualsiasi settore e dimensione, sia essa manifatturiera o di servizi.

    La nuova edizione della norma introduce importanti semplificazioni burocratiche rispetto ai precedenti modelli normativi, soprattutto a livello documentale, e stimola l’approccio proattivo basato su una cultura della prevenzione e del miglioramento, nell’ambito di una struttura comune alla norma ISO 14001:2015 (sistemi di gestione ambientale) al fine di facilitare l’applicazione di sistemi integrati.

    La norma definisce i principi generali che l’azienda deve seguire, ma non il modo in cui gli stessi devono essere applicati dalla singola organizzazione o relativi alle caratteristiche che i prodotti/servizi devono possedere.

    La certificazione SGQ Lombardia in accordo alla ISO 9001 permette all’impresa certificata di assicurare “a priori” ai propri clienti, reali e potenziali, il mantenimento e il miglioramento nel tempo della qualità dei propri beni e servizi, riducendo il rischio di non rispettare quanto promesso, attraverso la capacità di tenere sotto controllo i processi, realizzativi e di supporto, tramite la misurazione delle prestazioni e l’individuazione di adeguati indicatori.

    Nel contesto di un mercato globale e locale sempre più competitivo, la certificazione del sistema di gestione per la qualità aziendale diviene requisito indispensabile di riferibilità, costituendo un elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza non qualificata, ponendosi come strumento commerciale strategico in grado di migliorare immagine e credibilità dell’organizzazione.

    La ISO 9001 è infatti in assoluto la norma di riferimento più conosciuta e diffusa nel mondo e sostituisce lo standard principe non solo per i sistemi di gestione della qualità, ma anche la base strutturale per i sistemi di gestione integrati in genere, essendo facilmente integrabile con altri sistemi di gestione, quali BS OHSAS 18001 (salute e sicurezza sul lavoro), ISO 14001 (gestione ambientale) e ISO 50001 (energia).

  • ICT e aziende: a chi ci rivolgiamo quando siamo nei guai

    Il consulente ICT (information comunication technology) è un consulente tecnico che gestisce temi e implementazioni riguardanti la modifica delle infrastrutture ict interne a strutture organizzate aziendali e non, quando una struttura vuole dotarsi di una struttura informatica organizzata e non sempre ha le competenze al suo interno per valutare le reali esigenze.

    Sarà dunque necessario rivolgerci all’esterno, a strutture di consulenza specializzate, che effettuino un’analisi tecnica dettagliata di necessità e soluzioni oltre che della scalabilità nel tempo della soluzione proposta per il sistema ICT.

    L’ICT è, in questo caso, una sorta di figura di riferimento che ci aiuterà consigliandoci sulle soluzioni più efficaci per le esigenze aziendali e dirigerà le risorse a disposizione per le soluzioni migliori, ma scopriamo più nel dettaglio di cosa si occuperà questa figura.

    Un servizio di consulenza ICT Monza e Brianza richiede un’ottima preparazione sia a livello tecnico, vista la necessità di conoscere le piattaforme, i diversi sistemi, le risorse hardware e le possibilità legate a sinergie e coesistenze, oltre che un buon livello di comprensione delle strategie aziendali, un buon ICT quindi saprà valutare le offerte del mercato e individuare le soluzioni più efficaci per la nostra azienda.

    Momenti delicati sono le selezioni del file system e le tecniche di partizionamento o l’eventuale clustering, lo studio dell’architettura di virtualizzazione e l’utilizzo di una piattaforma piuttosto che l’altra.

    Nella fase di analisi invece è necessario valutare le esigenze aziendali in termini di continuità di servizio e della gestione dati, la disponibilità del sistema e la modellazione del datacenter in funzione della quantità di dati e del disaster recovery suggerendo le soluzioni più adeguate.

    Un altro aspetto fondamentale riguarda la destinazione delle risorse dedicate allo storage e il relativo management dello stesso selezionando le tecnologie più adatte e sicure per la nostra azienda.

    Ultimo aspetto da affrontare sarà il system management, quindi la gestione delle applicazioni intesa come configurazione e aggiornamento la sincronizzazione e la gestione delle licenze software, la manutenzione dei server e la gestione ottimizzata delle risorse, le policy di distribuzione e installazione dei software nuovi e infine la sicurezza.

    Moltissime frasi tecniche e questioni complesse in cui spesso ci perdiamo, solo personale adeguatamente formato e preparato potrà gestire tutte queste problematiche senza cadere nella trappola del sovradimensionamento ma allo stesso tempo implementando soluzioni informatiche facilmente scalabili per affrontare eventuali sfide più impegnative che si potranno proporre nel tempo come ad esempio il problema dell’obsolescenza di sistemi e apparati.

  • La mancanza di informazione, per le terapie sulla cannabis il peggior nemico

    In Italia l’utilizzo di cannabis a uso medico e per le terapie è legale dal 2013, ad oggi 11 regioni la hanno presa in carico del servizio sanitario, tra di esse l’Emilia Romagna; tutto ciò mentre dal 2017 è stata autorizzata la produzione di stato della cannabis ad uso medico tramite l’istituto chimico e farmaceutico militare di Firenze.

    Ciò che emerge dal confronto tra medici farmacisti e pazienti è la carenza di una corretta e completa informazione sull’argomento: ancora oggi non è chiaro e adeguatamente illustrata la posizione del governo sulla cannabis ad uso medico, creando così, anche tra i professionisti, significative difficoltà ad accedere a queste terapie per i pazienti.

    Per esempio i pazienti con problemi reumatici, afflitti sovente da dolori cronici come i fibromi algici, non hanno adeguata conoscenza della questione e anche fra medici e farmacisti non è raro che le informazioni non arrivino, costringendoli spesso a cercare questo tipo di risposte “su rete” come farebbe qualsiasi altro profano, le notizie sull’argomento reperite in questo modo però sono spesso frammentarie o errate.

    Nonostante la legge del 2013 e la delibera regionale stabiliscano che in Emilia Romagna l’accesso alla cannabis ad uso medico, e alle relative terapie, è a carico del servizio sanitario regionale, le statistiche ci dicono che i pazienti affetti da patologie croniche di dolore utilizzano molto poco questa opportunità terapeutica.

    Lo stesso direttore del centro di terapia del dolore e cure palliative di Savona informa che i medici e i farmacisti che sfruttano la cannabis per combattere il dolore sono ancora pochissimi, studi del 2013 condotti ad Oxford mostrano che il dolore cronico associato a malattie reumatiche colpisce almeno il 20% dei cittadini europei, nel nostro caso in Italia la prevalenza del dolore cronico è del 21 % quindi pari a 13 milioni di persone.

    Reumatologi sostengono che la cannabis ad uso medico potrà certamente essere rilevante nella terapia del dolore soprattutto nelle malattie reumatiche, le prove sono evidenti riguardo la sua efficacia sui dolori neuropatici, mentre per artrosi e artriti la discussione è ancora aperta mancando ancora sufficienti dati statistici, tuttavia l’interesse da parte dei pazienti e dei medici è evidente riguardo questa opportunità.

    Da Gennaio 2016 è iniziata la produzione medicale di cannabis statale, tuttavia, come detto sopra, ora manca la corretta comunicazione e sensibilizzazione di tutti gli attori in campo, pazienti medici e associazioni di farmacisti preparatori, e di questo dovrà probabilmente farsi carico il pubblico per evitare differenti velocità di accesso sul territorio.

  • Sport estremi e psicologia: cosa ci porta ad avventurarci al limite?

    Negli ultimi anni tutti i media si stanno concentrando sempre di più sui cosiddetti sport estremi: le pratiche sportive che portano l’uomo in diretta concorrenza con i propri limiti.

    Questi sono diventati un vero e proprio fenomeno di costume, attività che catalizzano la curiosità della maggior parte degli spettatori.

    In particolare gli sport acquatici, una curiosità coltivata e accresciuta anche da documentari e film, importanti rassegne cinematografiche basate su film di avventura negli oceani anche a livello mondiale stanno crescendo sempre più di importanza, basando la loro programmazione su film dedicati a kayak, surf, vela, fauna e natura marina, il tutto associato a immagini spettacolari di eccezionali avventure in ambienti grandiosi e incontaminati.

    Tanto interesse popolare ha portato queste fenomenologie sportive ad essere oggetto di studi mirati anche in ambito sociale e comportamentale.

    Ad oggi si sono approfonditi gli aspetti motivazionali che spingono a seguire documentari e spettacoli e naturalmente ad esercitare tali sport seguendo la fascinazione che li accompagna, sono stati fatti studi sui processi psicofisiologici di valutazione dei rischi e sono ormai note le esigenze e le abitudini di preparazione mentale. Tutte queste conoscenze concorrono a limitare i rischi legati alla passione per questi sport estremi favorendo una maggiore sicurezza e prevenzione di situazioni infauste.

    Le ragioni dell’attrazione verso sfide adrenaliniche in luoghi come mari e oceani sono legate al desiderio di mettersi psicologicamente alla prova e stimolare i propri limiti portandoli sempre un po’ più avanti, siano esse la sfida del vento sopra le onde in una gara di surf o l’esplorazione delle profondità marine in cerca di nuovi orizzonti in un’immersione subacquea.

    Queste imprese permettono di vivere sensazioni ignote sia fisicamente che psicologicamente e, la sfida vittoriosa su elementi naturali aumenta l’autostima.

    Una certa attenzione va mantenuta in alcuni casi dove possono emergere sfumature diverse da quelle sopra espresse, più legate a tendenze distruttive e a un deficit nella valutazione dei rischi: una falsa sensazione di onnipotenza nella sfida alle proprie capacità può essere disastrosa. In questi casi ci si può trovare di fronte a una sopravvalutazione di se e delle proprie capacità oppure a una svalutazione dei rischi in modo più o meno consapevole rischiando quindi seriamente la vita.

    Da notare comunque che la maggior parte degli appassionati di sport estremi non sono mossi da tendenze distruttive ma come detto dal desiderio di provare sensazioni nuove.

    Uno dei primi aspetti che esercita grande fascino è il brivido, e il piacere dato dall’adrenalina che entra in circolo, studi dimostrano che la visione di documenti e programmi così come la pratica degli sport estremi comporta l’aumento della secrezione di adrenalina, visto che viene stimolato la nostra capacità di “combatti o fuggi” che attiva i meccanismi di sopravvivenza in risposta ad uno stress, per far fronte all’evento attraverso i cambiamenti neurofisiologici ormai molto noti.

    Come detto, comunque, questo tipo di sensazioni sono attivabili sia con la pratica ma anche semplicemente con la visione di situazioni adrenaliniche, si tratta infatti di uno stato fisiologico che può essere indotto, ecco dunque il motivo del coinvolgimento che ci offrono documentari e riprese cinematografiche di queste attività.

  • BIG – Broker Insurance Group partner di “Biennale Milano” presentata da Vittorio Sgarbi

    BIG-Ciaccio-Arte

    BIG – Broker Insurance Group, società d’intermediazione assicurativa creata dal fondatore Massimo Ciaccio, sarà sponsor della prossima edizione della mostra internazionale d’arte contemporanea “Biennale Milano – International Art Meeting”, presentata da Vittorio Sgarbi e organizzata dal manager di noti personaggi Salvo Nugnes, che si terrà dall’11 al 15 ottobre presso Brera Site, in via delle Erbe 2 a Milano, a pochi passi dal Piccolo Teatro, e nelle prestigiosi sedi milanesi della MAG – Milano Art Gallery, storica galleria nel cuore della città.

    BIG – Broker Insurance Group è da oltre vent’anni un punto di riferimento nel settore delle coperture delle opere d’arte, riuscendo a tutelare al meglio i beni preziosi di ogni epoca e diventando uno dei principali player a livello nazionale. Possiede numerose partnership con musei, fondazioni, organizzatori di mostre, esperti, trasportatori e restauratori.

    “Biennale Milano”, è stato definito dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “un punto di riferimento nel panorama artistico internazionale”. Si tratta di un appuntamento molto importante che offre, come ha affermato Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia: “non una semplice mostra, ma un’esposizione collettiva concepita per valorizzare al meglio ogni forma d’espressione artistica” .

    L’edizione del 2017 prevede numerose conferenze con la partecipazione di personaggi del panorama culturale e dello spettacolo, tra cui il noto sociologo di fama mondiale prof. Francesco Alberoni, il direttore del TGcom Paolo Liguori, il volto noto di Canale 5 Alessandro Meluzzi, lo stilista Alviero Martini, Pippo Franco, Silvana Giacobini, Alba Parietti, la straordinaria Amanda Lear, Katia Ricciarelli e molti altri ancora.

    Si preannuncia così un importante evento, dando la possibilità a numerosi artisti di esporre le proprie opere e di mostrare il proprio talento in una straordinaria esposizione collettiva.

    Per informazioni rivolgersi ai numeri 0424.  525190, 388. 7338297, info@biennalemilano.it